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Garibaldi e il 1866 in Valle del Chiese (Trentino)
Il 24 giugno del 1866 i garibaldini varcarono il confine del Caffaro, ma occuparono definitivamente la piana del Chiese nella prima settimana di luglio, dopo la battaglia di Monte Suello del giorno 3. Le camicie rosse si trovarono allora dinanzi il Forte d'Àmpola e la complessa fronte dei Forti di Lardaro, dai quali gli austriaci uscivano ad incontrare il nemico in combattimenti che vedevano sempre i garibaldini avere la peggio. Così accadde a Cimego il 16 luglio. Eppure i volontari di Garibaldi tenevano il territorio e lentamente avanzavano, l'Austria non riprendeva le terre abbandonate. La guarnigione austriaca dell'Àmpola si arrese il 19 luglio, aprendo la strada della Val di Ledro, ove il 21 si combatté la più sanguinosa battaglia di tutta la campagna. Non furono invece realizzati i piani per costringere alla resa i Forti di Lardaro. Nel giorno stesso in cui le camicie rosse occuparono le posizioni di fronte ad essi, Garibaldi ebbe la notizia della sospensione d'armi tra Italia e Austria. Era il 25 luglio. Quindici giorni dopo, a Bezzecca, il Generale ricevette l'ordine di abbandonare il Trentino nel giro dì ventiquattr'ore. Fu un amaro "Obbedisco!".
"Vede signore, qua da noi non è questione di simpatia per loro o per gli austriaci, ma bensì di polenta. La guerra devasta i campi, e il contadino teme sempre vedersi dattorno la sua famiglia domandargli da mangiare, ed egli non averne". Così rispose un contadino di Darzo al colonnello Castellini che gli chiedeva da che parte stessero i suoi compaesani. Lo riferisce il cronista del quotidiano "Il Sole".
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